SABATO 23 GIUGNO 2018 15:30
 

Cinema

36a edizione, 10 - 18 marzo 2018

Bergamo Film Meeting dedica a Liv UllmannĀ la retrospettiva storica della 36a edizione

Una delle Sezioni che contraddistingueranno il BFM36 è l’ampia retrospettiva dedicata all’attrice, regista e sceneggiatrice norvegese Liv Ullmann: una brillante occasione per un viaggio nel cinema d’autore del ‘900 – non solo Bergman, ma anche Bolognini, Harvey, Buñuel, fra i tanti – sino ad arrivare alle più recenti opere realizzate in prima persona dalla stessa Ullmann, dietro alla macchina da presa.

Lo sguardo sul cinema del presente sarà come di consueto rappresentato dalle sezioni Mostra Concorso e Visti da vicino, rispettivamente destinate a mostrare le ultime tendenze e gli autori emergenti nel campo della fiction e del documentario.
9 giorni fitti di proiezioni, per più di 160 film provenienti da tutto il mondo, andranno a costituire il programma di BFM36, che, grazie al sostegno dell’Unione Europea attraverso il sottoprogramma MEDIA di Europa Creativa, privilegerà come di consueto il cinema del nostro continente. Numerosi ospiti internazionali, incontri con gli autori, eventi speciali, sorprese e anteprime, percorsi di visione per le scuole e gli spettatori under 18 arricchiranno l’offerta del Festival, insieme a un vivace contorno di proposte tra arte, musica e fumetti, realizzate grazie al network di collaborazioni ormai consolidate tra BFM e le numerose realtà culturali del territorio.

LA RETROSPETTIVA 2018: LIV ULLMANN

Una delle personalità più importanti del cinema contemporaneo, Liv Ullmann è attrice, regista e scrittrice. Dopo alcune esperienze in teatro, nel 1965 incontra Ingmar Bergman: tra i due nasce un sodalizio che dura molti anni e vede la realizzazione di dieci film, dal 1966 al 2003. Tra di essi, veri e propri monumenti come L’ora del lupo, La vergogna, Passione, Sussurri e grida, Scene da un matrimonio e L’immagine allo specchio, che mettono in luce le sue straordinarie doti di attrice, il suo sguardo penetrante e seduttivo, l’essenzialità del gesto e dei movimenti, la capacità di tenere la scena nelle diverse situazioni drammaturgiche, la disinvoltura nel reggere il confronto con l’occhio indagatore, dominante e possessivo come quello del regista svedese.

Oltre a lavorare con altri importanti registi, tra cui Jan Troell, Terence Young, Anthony Harvey, Luis Buñuel, Sven Nykvist, Mario Monicelli, Mauro Bolognini, nel 1992 Liv Ullmann decide di mettersi dietro la macchina da presa e firma la regia di diversi film: Conversazioni private (1996), L’infedele (2000) e Miss Julie (2014).


Liv Ullmann sarà ospite del Festival.

L’attrice norvegese nasce il 16 dicembre 1938 a Tokyo, dove il padre, ingegnere aeronautico, si era trasferito per lavoro. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, per paura dell’invasione nazista, la famiglia si trasferisce prima a Toronto e poi a New York e quando, nel 1945, il padre muore, Liv, in compagnia della madre e della sorella, ritorna in Norvegia. Dotata di sensibilità e intuito, nonché di fantasia e immaginazione, fin da ragazza è attratta dal teatro, dalla pittura e dalla poesia. Decide di iscriversi alla Webber Douglas Accademy di Londra, dove può dedicarsi anche alla sua seconda passione: il cinema. Dopo l’esclusione dall’accademia teatrale di Oslo, viene arruolata da un piccolo teatro di provincia, il Rogaland Teater di Stavanger, per interpretare la parte di Anna Frank, ottenendo successo di pubblico e di critica. Dal 1960 recita in ruoli importanti, come Ofelia nell’Amleto e Margarete nel Faust, per il Teatro Nazionale di Oslo.

Nel 1965 avviene l’incontro con Ingmar Bergman. Il regista svedese sta cercando due attrici per il film Persona ed è attratto da una fotografia di Bibi Andersson, con accanto una giovane attrice. Dopo pochi giorni le due sono sull’isola di Fårö per le riprese del film: Liv interpreta il ruolo di Elisabet Vogler, un’attrice sulla quarantina che improvvisamente perde la capacità di parlare. Verità e finzione, angoscia, tormento, solitudine, aggressività subita, nevrosi, ma anche desiderio di emancipazione, orgoglio, ribellione: sono alcuni dei caratteri narrativi che plasmano i personaggi femminili dei film diretti da Bergman che vedono la partecipazione di Liv Ullmann. Dieci film che coprono un arco di tempo che va dal 1966 al 2003: tra di essi, veri e propri monumenti come L’ora del lupo, La vergogna, Passione, Sussurri e grida, Scene da un matrimonio, L’immagine allo specchio. I due sono stati insieme per un lungo periodo e hanno avuto una figlia, Linn, che, ancora bambina, interpreterà alcuni film del padre e diventerà poi una famosa scrittrice, tradotta anche in italiano. I primi film con Bergman permettono a Liv Ullmann di esprimere le sue straordinarie doti di attrice, con il suo sguardo penetrante e seduttivo, l’essenzialità del gesto e dei movimenti, la capacità di tenere la scena nelle diverse situazioni drammaturgiche, la disinvoltura nel reggere il confronto con l’occhio indagatore, dominante e possessivo come quello del regista svedese.

Oltre a lavorare con altri importanti registi, tra cui Jan Troell, Terence Young, Anthony Harvey, Juan Luis Buñuel, Sven Nykvist, Mario Monicelli, Mauro Bolognini, nel 1992 Liv Ullmann decide di mettersi dietro la macchina da presa e firma la regia di Sofie: ambientato nel 1886, racconta la storia di una ragazza ebrea che, per accontentare i genitori, sposa un uomo che non ama. Seguiranno altri quattro film, tra cui due – Conversazioni private (1996) e L’infedele (2000) – tratti da testi di Ingmar Bergman. L’ultimo, Miss Julie (2014), con Colin Farrell e Jessica Chastain, è la trasposizione cinematografica della tragedia omonima composta nel 1888 dal drammaturgo svedese August Strindberg e ha come protagonista la figlia di un conte che cerca di sedurre il giovane cameriere innamorato di lei. Nei suoi film come regista, l’attrice norvegese non mostra complessi di inferiorità: lavora con grande consapevolezza sulla scrittura, dirige gli attori con evidente familiarità, rivelandosi un’abile narratrice, senza rinunciare a raccontare la femminilità, tanto nelle sue condizioni di inferiorità e di oppressione, quanto nei suoi bisogni di libertà e di emancipazione.

Liv Ullmann non ha mai smesso di lavorare in teatro, sia come attrice che come regista. Nel 1980 diventa prima ambasciatrice donna dell’Unicef. Visita, a partire dalla metà degli anni ’70, villaggi distrutti dalle guerre in Cambogia, Etiopia, Somalia, Sudan, India, Bangladesh, ex-Jugoslavia, concentrandosi in particolare sulla condizione di donne e bambini. Il suo impegno umanitario dura tuttora. Come scrittrice, un’altra sua attività non trascurabile, ha pubblicato due libri per lei molto importanti, Cambiare e Scelte, dove racconta momenti della propria vita, persone incontrate, esperienze familiari, ma anche pensieri, riflessioni, situazioni che hanno dato una svolta alla sua esistenza. Un ritratto intimo, pacato ma intransigente, di una delle personalità più importanti del cinema contemporaneo.

 

 

Pubblicato in data 26/02/2018