GIOVEDÌ 19 OTTOBRE 2017 03:47
 

Territorio

IX Edizione dello Stage Multilinguistico

Gita Culturale Mantova e Laghi del Mincio

(cr. photo, DienneFoto)

Gemellaggio Casaleone – Esvres – Riesburg (presenti l’Assessore alla Cultura del Comune di Esvres, Nathalie Berton e i Rappresentanti Comitato Gemellaggio del Comune di Riesburg)

Comitato Gemellaggio Comune di Casaleone

Assessore Cultura Pari Opportunità Tempo Libero – Monica Fazioni

Presidente - Davide Lodi

Vicepresidente - Monica Robbi
Resp. Progetti Culturali e Museali – Simone Malavasi

Per Gira Mantova, grazie alla collaborazione (testi ed immagini) di Alessandra Moreschi, Uff. UNESCO, Comune di Mantova.

Giovedì 24 Agosto 2017, ore 8.30, partenza in pullman da Casaleone in direzione Mantova: oltre 40 i presenti, tra i 22 ragazzi aderenti al gemellaggio (19 i francesi; 3 tedeschi; 12 accompagnatori), l’ Assessore Monica Fazioni, il Presidente Davide Lodi, 3 interpreti ed alcuni ospiti…Dopo il benvenuto dell’Assessore, un cenno introduttivo e relativa traduzione all’ approccio con la città che fu regno dei Gonzaga per quasi quattro secoli .

Arriviamo all’imbarcadero della compagnia di navigazione Andes in quella che si rivelerà una calda giornata di piena estate; ma, al mattino, cielo terso e leggera brezza, sono l’incipit ideale per la lunga, affascinante escursione (quasi due ore, a lentissima andatura) in motonave lungo le sponde dei tre laghi formati dal fiume Mincio...un’oasi di bellezza, in contesto naturalistico tra i più belli d’Europa.

Le Riserve Naturali e i Centri Parco (a cura delle Guide del Parco e della Riserva)

Dal Garda al Po attraverso il Parco del Mincio

Il percorso del fiume Mincio, emissario del Lago di Garda, è un comprensorio di grande interesse naturalistico, storico, devozionale e culturale, protetto dal 1984 tramite l’istituzione del Parco del Mincio. Il territorio del parco, che si estende dal Lago di Garda fino al fiume Po, attraversa i morbidi rilievi dei colli morenici mantovani, caratterizzati da numerosi borghi fortificati, e l’area pianeggiante parzialmente coltivata e con tratti paludosi prossima alla città di Mantova, fino a terminare nel grande fiume. Sin dall’antichità si è creato un forte legame tra Mantova e il Mincio. Intorno alla città, come già ricordato in apertura, il fiume si allarga e si distende in tre laghi: Superiore, di Mezzo e Inferiore.

Il Mincio, nel suo dolce scorrere verso il Po, dà vita, fra le località di Rivalta, Grazie di Curtatone e Mantova, alla Riserva Naturale Valli del Mincio, dove il fiume si impaluda creando una delle principali zone umide dell’Italia settentrionale cosparsa da un’ampia distesa di canne, carici e, nel periodo estivo, di fiori di loto. L’area fa parte del progetto EDEN 2009.

Sulla sponda destra del lago Inferiore ha inizio la Riserva Naturale della Vallazza.

Si tratta di un vasto complesso di zone umide di grande pregio naturalistico in quanto testimonia, in stadi differenziati, la spontanea evoluzione delle anse fluviali. Questi paesaggi, d’incantevole bellezza, sono un labirinto di canali e piccoli specchi d’acqua dove affiorano ninfee, nannuferi, ibischi di palude e castagne d’acqua.

Accanto alla sorprendente vegetazione, ricca è la presenza della fauna tipica della palude: aironi, folaghe, garzette, cannaiole, sgarze ciuffetto, nibbi, germani reali, cigni e molte altre specie rare. A pochi chilometri dalla città si trova la Riserva Statale Bosco Fontana, ciò che resta delle antiche foreste che alcuni millenni fa ricoprivano la Pianura Padana. Al centro del bosco, che propone un’eccezionale varietà di piante, sorge un’elegante palazzina di fine Cinquecento, fatta erigere da Vincenzo I Gonzaga, quando la foresta era una riserva di caccia della famiglia. Nel Comune di Goito, il Centro Parco Bertone, centro visita del Parco Cigno sul lago del Mincio, con i suoi suggestivi scorci e il minuscolo lago, crea l’atmosfera giusta per una piacevole passeggiata nel verde. Si tratta di un parco giardino in cui ammirare alberi esotici ed autoctoni, alcuni dei quali raggiungono 150 anni di età.

Dal 1994 è un centro per la reintroduzione della cicogna bianca. Nel cuore delle Valli del Mincio si trova il Centro Parco di Rivalta, dove è possibile visitare il Museo Etnografico dei Mestieri del Fiume. Il museo documenta l’interdipendenza e l’equilibrio tra la vita dell’uomo e della palude e conserva le testimonianze dei mestieri della valle.

E’ mezzogiorno...sbarcati dalla motonave sulla riva sottostante lo splendido scenario del Castello di San Giorgio (fatto erigere da Francesco I Gonzaga), per tutti i partecipanti, una ristoratrice pausa pic-nic sull’erba all’ombra di alti alberi frondosi .

Inizia alle ore 14 il Gran Tour cittadino…

Il Mito

La leggenda vuole che la fondazione della città sia avvenuta per mano dell’indovina greca Manto, figlia del vate tebano Tiresia (mantéia è l’arte della divinazione, n.d.r.) e che a lei si debba il nome di Mantova. Ma più verosimilmente le origini risalirebbero alla divinità infernale etrusca Mantu, con riferimento agli antichi insediamenti etruschi sul territorio ( cfr. il Forcello, in località Bagnolo San Vito).

Tra i Primati

Mantova , città Virgiliana per eccellenza. A Pietole, l’antica Andes, infatti, nacque il sommo poeta della latinità, Virgilio, nel 70 a.c.. e, dopo il padre dell’Eneide, considerato colonna portante della cultura occidentale, molti altri poeti (Teofilo Folengo) musicisti pittori ed architetti che resero illustre il nome della città nel mondo..

Mantova, quel suo fascino immutato nel tempo, regala un’atmosfera unica che si allarga in scorci di grande bellezza, in perfetta armonia dal centro storico più antico e dalle sponde dei laghi. Da qui appare come città sospesa sull’acqua, protagonista di un paesaggio quasi surreale, fatto di storia, di arte, di natura.

Mantova, proclamata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO insieme alla vicina Sabbioneta (2008), le tracce gloriose di storia, arte, cultura si intrecciano inesorabilmente in ogni dove. E tutt’intorno, troviamo la bellezza preservata di un circondario di inestimabile valore naturalistico. Luoghi singolari e magici che fanno di Mantova una città semplicemente meravigliosa, eletta Capitale Europea della Cultura nel 2016 e da oltre 20anni culla del Festival Letteratura (5 giorni ad inizio Settembre, ospitato in prestigiose sedi cittadine, museali e all’aperto) cui concorrono i maggiori autori internazionali della scrittura e dell’editoria.

Mantova e Sabbioneta: Patrimonio Mondiale dell’Umanità

Dal luglio del 2008, Mantova e Sabbioneta sono entrate a far parte della Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità come un unico sito. Le due città hanno avuto un momento di grande progettazione urbanistica in epoca rinascimentale, voluta dalla stessa famiglia regnante, i Gonzaga, ed applicata su due modelli differenti e complementari.

Sabbioneta è infatti città di nuova fondazione, progettata e realizzata da Vespasiano Gonzaga nella seconda metà del Cinquecento come perfetta capitale del suo ducato; Mantova si presenta invece come la trasformazione di una città esistente che ha mutato il tessuto urbano antico, di fondazione etrusco-romana e modificato durante il Medioevo, per aderire agli ideali urbanistici rinascimentali.

Due città, un solo sito, un’eredità culturale imprescindibile del passato da salvaguardare e trasmettere alle generazioni future.

Una città con oltre duemila anni di storia

     Proseguendo, il nostro itinerario artistico si svolgerà a tappe, lungo l’ Asse Viario che allaccia piazza Sordello; Piazza Broletto e piazza Erbe, verso la Strada dei Principi –

Dopo la Casa di Gilda, figlia amatissima di Rigoletto, entriamo in Piazza Sordello: epoca etrusca, pre romana e Romana, con vestigia monumentali di età Romanica, Medievale, Gotica e Rinascimentale

Da Mantua Romana a Mantova Palatina

La città etrusca di Mantova occupava un’area insulare che emergeva dal Mincio (affluente di sinistra del Po), corrispondente a poco più dell’attuale Piazza Sordello (così nominata da Sordello da Goito, rimatore duecentesco in lingua provenzale); proprio per la posizione elevata, questo spazio è stato abitato anche in epoca preromana ed era circondato su tre lati dall’acqua (compresa l’area di Piazza Vergiliana).

Nello spazio archeologico di epoca romana , sapientemente recuperato nella piazza medesima, sono visibili tracce di mosaico di una Domus (che ricordano analoghi modelli musivi dell’Africa Nordorientale e Piazza Armerina) e resti di muro eretti in epoca alto-medievale sopra il livello della preesistente pavimentazione lastricata.

Dal passato più lontano di Mantova provengono gli “Amanti”, scheletri del Neolitico ritrovati sepolti abbracciati in località Valdaro, nei pressi della città, e ora esposti presso il Museo Archeologico Nazionale.

Sempre In Piazza Sordello (anticamente, piazza San Pietro), prospiciente l’intera isola , ecco l Duomo (Cattedrale di San Pietro) eretto nell’XI secolo, ripristinato dopo un incendio nel Trecento. La facciata tardo-Gotica fu fatta erigere da Francesco I Gonzaga. Il Duomo venne successivamente restaurato all’interno su progetto di Giulio Pippi Jannuzzi detto Romano nel XVI secolo. Nel 1756 Nicolò Baschiera sostituì la medievale facciata tardogotica con l’attuale di forme tardo- Barocche. Nel Duomo è sepolta Barbara di Brandeburgo, sposa di Ludovico II Gonzaga.

Proseguendo , sul lato porticato a sinistra e all’interno del complesso monumentale di Palazzo Ducale, si trova la Basilica Palatina di Santa Barbara, voluta dal duca Guglielmo per le funzioni religiose di corte e costruita su progetto dell’architetto mantovano Bertani nella seconda metà del Cinquecento. La chiesa, concepita per esaltare con acustica ottimale ogni tipologia di sonorità, conserva lo spettacolare organo di Graziadio Antegnati del 1565. Su questo meraviglioso strumento, il Palestrina comporrà le Nove Messe Mantovane, uno straordinario oratorio sacro

 

I Gonzaga diventarono Signori di Mantova nel 1328, dopo aver cacciato la famiglia dei Bonacolsi. (cfr la Cacciata dei Bonacolsi ad opera di Luigi Gonzaga, tela dipinta nel 1494 da Domenico Morone e commissionata da Francesco II Gonzaga).

Ai Gonzaga – rimasti al potere per quasi 400 anni, fino al 1707 (prima Signori, poi Marchesi, infine Duchi della città) si deve un nuovo ampliamento urbano e la mirabile fioritura artistica di Mantova.

Sotto il dominio del marchese Ludovico II , secondo regnante su Mantova dei Gonzaga, ebbe inizio la renovatio urbis.

Molti artisti si adoperarono per modernizzare e impreziosire la città, tra questi Andrea Mantegna, grandissimo cultore dell’Umanesimo (anzitutto a Padova) e allievo pittore alla scuola di Gentile e Giovanni Bellini (ne sposerà la sorella Nicolosia).

I Gonzaga abitarono in prestigiose residenze. La più antica e complessa dal punto di vista architettonico è Palazzo Ducale, 34.000mq, oltre 500 stanze, che, con le sue magnifiche sale, i numerosi edifici collegati da corridoi e gallerie, i cortili, le piazze, i giardini, di cui uno pensile, è tra le sedi regie più estese d’Europa. Residenza ufficiale dei Signori di Mantova fino a tutto il Seicento, il complesso ha subito modifiche e adattamenti al gusto estetico delle diverse epoche.

Ospita capolavori del Quattro-Cinquecento come le Sale col ciclo cavalleresco Arturiano del Pisanello, la Camera degli Sposi del Mantegna (affrescata nel 1474 per volere di Ludovico II, nella Torre NE del Castello di San Giorgio), i preziosi lavori d’ebanisteria dei fratelli Mola nello Studiolo di Isabella d’Este in Corte Vecchia, l’Appartamento di Troia realizzato da Giulio Romano in Corte Nuova, il ciclo completo degli arazzi fiamminghi tessuti su cartoni di Raffaello.

 

Piazza Broletto e Piazza Erbe: età Medievale

Intorno all’anno Mille, Mantova entrò a far parte dei possedimenti dei Canossa e sotto Bonifacio ne divenne la capitale. Gli successe la figlia Matilde, a cui si deve l’edificazione della chiesa più antica della città, la Rotonda di San Lorenzo, oggi frutto di un restauro del primo Novecento. A pianta circolare, la chiesa conserva il matroneo con tracce dell’originaria decorazione ad affresco di scuola bizantina. Alla morte di Matilde, Mantova divenne libero Comune.

Ricorderemo come il primo ampliamento della città si debba ad Alberto Pitentino che nel 1190 regolò il corso del Mincio formando i laghi che circondano la città. Tre i laghi, denominati Superiore, Di Mezzo ed Inferiore, per il rispettivo livello delle acque. Un tempo, il territorio su cui è sorta Mantova era totalmente condizionato dalla presenza del fiume, infatti, fino al XVIII secolo, la città era interamente circondata dall’acqua: il Lago Superiore e quello Inferiore erano collegati dal paludoso Lago Paiolo. Lo stesso abitato era inoltre attraversato da canali e fossati e l’acqua si incuneava in profonde insenature, usate come porti.

       Risalgono a questo periodo le numerose torri cittadine, tra cui svetta la Torre degli Acerbi, detta “della Gabbia”, per la struttura a sbarre cinquecentesca murata all’esterno, ove i prigionieri erano messi alla gogna; il Palazzo del Podestà, risistemato nel Quattrocento dal toscano Luca Fancelli, conserva in facciata la duecentesca statua di Virgilio in Cattedra; la Masseria, in cui è presente l’affresco con l’immagine più antica della città e il Palazzo della Ragione, destinato all’amministrazione della giustizia ( che si affaccia su Piazza Erbe, oggi come allora sede del mercato) e che , inoltre, conserva gli ingranaggi originali del quattrocentesco orologio astronomico- astrologico di Bartolomeo Manfredi

Urbanistica Medievale

Il sistema delle strade della città che si sviluppa dal Medioevo in poi deriva dalla preesistenza di tracciati più antichi, da motivi legati alle attività economiche e da altri condizionamenti di tipo materiale (presenza di mura, fossati…).

La città medievale si estende secondo grandi blocchi compatti e ne risulta che il sistema di strade e piazze assume l’aspetto di “vuoto” scavato nell’edificato compatto.

Le strade si aprono tra due cortine di facciate ed i prospetti stessi degli edifici le qualificano e le determinano.

Gli agglomerati abitativi sono costituiti da un tessuto minuto che si è formato lentamente grazie all’aggregazione di più fabbricati. Questi si sono accostati ed aggiunti gli uni agli altri determinando la forma degli isolati.

I lotti sono delimitati su almeno uno dei fronti corti da strade e luoghi di viabilità o commercio.

Le aree destinate a verde (giardini, broli e spazi cortivi) risultano pertanto concentrate all’interno degli isolati o di complessi unitari (ad esempio le fabbriche religiose).

Il perimetro edificato che le racchiude, le rende irraggiungibili visivamente e fisicamente, consentendone solo un uso privato.

L’elemento per eccellenza di mediazione tra la sfera privata e quella pubblica, devono quindi essere in parte i portici ma soprattutto gli assi stradali centrali medievali. Infatti buona parte delle piazze di Mantova (ad esempio le piazze Sordello, San Giovanni, Filippini, D’Arco) derivano da processi di eliminazione di edifici, chiese e porte urbane, e non tanto dalla volontà di modellare lo spazio pubblico.


LA TIPOLOGIA

Il problema dell’utilizzazione del suolo urbano suggerisce l’organizzazione in lotti lunghi e stretti che ne consente la migliore utilizzazione. Si tratta della “lottizzazione di tipo gotico” in quanto riconducibile al periodo medievale, tra 1200 e 1300, ma che verrà assunta come modello e ripetuta in epoche successive. Ne risulta ottimizzata anche la funzione abitativa monofamiliare, che può giovare di un ristretto affacciato su strada e può svilupparsi in profondità nello spazio retrostante.

Il “lotto gotico” è un modello edilizio diffuso in tutta Europa con varianti locali: si tratta di un tipo edilizio che ben rappresenta l’integrazione delle funzioni residenziale ed economica, caratteristico delle città medievali. Il successo e la diffusione dell’edilizia residenziale gotica furono sanciti dal duplice vantaggio di essere estremamente economica e facilmente adattabile alle più svariate esigenze urbane.

Nel caso di Mantova, il lotto viene occupato da case di forma allungata a due o tre piani, disposte a schiera con gli ambienti domestici al piano superiore e depositi o magazzini nel sottotetto. A piano terra invece si trovano botteghe artigiane o imprese commerciali e l’affaccio su strada è frequentemente mediato da un portico. Spesso queste stesse attività dettero il nome, ancora in uso, alle vie in cui sorgevano (a Mantova, ad esempio le vie Magnani, Orefici, Lattonai, Marmorini, Lavandaie..)

La dimensione ristretta del lotto ha influito sull’organizzazione spaziale dell’abitazione, tanto che, nonostante il passare del tempo, l’organizzazione degli ambienti non ha potuto scostarsi ed evolversi in maniera sostanziale. Il permanere di queste caratteristiche spaziali è ciò che individua la tipologia edilizia stessa.

 

E, proseguendo dopo piazza Erbe , a destra verso il congiungimento della Strada dei Principi

Basilica di Sant’Andrea

       Al centro della città sorge la Basilica di Sant’Andrea, capolavoro dell’architettura rinascimentale,

progettata da Leon Battista Alberti nel 1472 , e terminata quasi 300 anni dopo, nel 1765 con l’inserimento della cupola su disegno di Filippo Juvarra ( il grande architetto della corte Sabauda).

In origine, questa meravigliosa basilica, detta concattedrale, costruita sulla chiesa di un antico complesso benedettino, constava di un primo edificio religioso preromanico dedicato a Sant'Andrea e sorse nel 1046 per volere di Beatrice di Lotaringia, madre di Matilde di Canossa, in seguito alla scoperta della reliquia del Sangue di Cristo, avvenuta nell'804. L'oratorio, terminato nel 1055, sorse sulle rovine dell'Ospedale di Sant'Andrea e contiguo al monastero (edificato dal vescovo Itolfo nel 1037). Con il rinvenimento di una seconda reliquia nel 1049, il monastero benedettino fu ricostruito. Unici resti attualmente visibili sono il campanile gotico e un lato del chiostro

Entrando, sul lato sinistro della navata , troveremo la cappella funeraria del Mantegna realizzata dal Correggio e dalle maestranze della bottega del Maestro . Il busto dell’Artista, un epitaffio, e alcune splendide opere pittoriche. Tra queste, il San Matteo del Correggio stesso e Il Battesimo, realizzato dal figlio di Andrea, Francesco... Il rosone della cappella riceve luce, sul retro, dalla piccola Piazza Leon Battista Alberti,

La Basilica di Sant’Andrea è stata da sempre meta di pellegrinaggio perché , come si accennava qui sopra, ospita nella sua cripta i Sacri Vasi, pregiate ampolle contenenti il Preziosissimo Sangue di Cristo e rinvenute nell’anno 804 e nel 1049. La leggenda vuole che Longino, il soldato romano che trafisse il Cristo sulla Croce, ne abbia raccolto il Sangue e l’abbia portato a Mantova. La reliquia viene esposta ai fedeli e portata in processione per la città il Venerdi Santo e celebra la memoria della festa dell’Ascensione di Cristo.

Ricorderemo come, un’ulteriore, fondamentale meta secolare di pellegrinaggio continui ad essere il Santuario della Madonna delle Grazie, in località Grazie di Curtatone a sud della città, fatto erigere da Francesco I Gonzaga nel 1399 come ex-voto alla Madonna per la cessata epidemia di peste.

In stile gotico lombardo, con rimaneggiamenti e decori cinquecenteschi, presenta all’interno un esempio vivissimo della fede popolare: la struttura lignea laterale accoglie statue polimateriche a grandezza naturale, realizzate in cartapesta nel XVII secolo ed ex-voto anatomici in cera e pittorici.

Sospeso al soffitto, un coccodrillo nilotico, ucciso, parrebbe per intercessione della Vergine, e assunto a metafora della lotte tra Bene e Male

A Ferragosto si svolge l’antichissima Fiera delle Grazie, che ospita, sul sagrato del Santuario, il concorso internazionale dei Madonnari, artisti di strada che dipingono soggetti sacri con la tecnica del gessetto.

 

Il Rinascimento a Mantova

Importanti esempi dell’architettura urbana rinascimentale sono: la Casa-bottega del Mercante

Boniforte, in Piazza Erbe, in stile gotico veneziano; la Casa-bottega del Viani, in Piazza Marconi,

che conserva la quattrocentesca facciata dipinta, di scuola mantegnesca, sopravvissuta quasi

integralmente

Ogni edificio che sorge nell’area al di fuori del nucleo più antico della città deve esaltare la Signoria, compresi i luoghi di servizio come le cinquecentesche Pescherie, progettate da Giulio Romano, destinate al commercio del pesce.

In quest’epoca la corte continua ad arricchirsi di opere di celebri artisti contemporanei e di reperti classici che vanno a costituire le collezioni artistiche della città. Testimonianze delle stesse sono tuttora visibili al Museo della Città di Palazzo San Sebastiano, al Museo Diocesano e al Museo di Palazzo Ducale.

Strada dei Principi, verso Palazzo Te

Le dimore dei Principi

Anche al polo opposto della città, oltre Palazzo Ducale, si trovano le dimore private e di rappresentanza dei Gonzaga

Palazzo di San Sebastiano, edificato nel primo Cinquecento per volere di Francesco II, ospitava le nove tele che formano Il Trionfo di Cesare del Mantegna, oggi conservate ad Hampton Court (Londra). Il palazzo è sede del Museo della Città e ospita opere che raccontano i momenti emblematici della civiltà mantovana.

      Palazzo Te, voluto da Federico II, era il palazzo dell’honesto ocio, dove il principe poteva trovare ristoro intellettuale. Capolavoro assoluto di Giulio Romano, edificato tra il 1525 e il 1535, il palazzo accoglie al suo interno la Sala dei Cavalli, dedicata ai cavalli pregiati che i Gonzaga allevavano ( sei i destrieri affrescati a grandezza naturale), la Camera di Amore e Psiche ( sul tema dell’Asino d’Oro di Apuleio) destinata ad accogliere gli ospiti più illustri per banchetti e cene e la Camera dei Giganti, dagli stupefacenti effetti acustici e visivi, realizzata in onore dell’imperatore Carlo V che aveva concesso a Federico II il titolo di duca, nel 1530.

 

Carlo V fece ritorno a Palazzo Te nel 1532, un segno dell’evidente considerazione reciproca dei due regnanti. Ogni spazio affrescato, in chiave metaforica (cfr. il portico con le imprese bibliche di Re David) rappresenta un chiaro monito “Ubi Major, minor cessat” , rivolto ai governanti del tempo…

Verso le 17.30, sosta negli splendidi giardini esterni , dopo aver attraversati gli spazi vastissimi della Pescheria e dell’Esedra di Palazzo Te, e ritorno a Casaleone…

rielaborazione di Caterina Berardi

(cr, Photo, DienneFoto)

Pubblicato in data 28/08/2017